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Montenegro Settentrionale

Nel gennaio del 1916, sulle alture innevate sopra Mojkovac, l'esercito del piccolo Regno del Montenegro resistette per tre giorni...

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Nel gennaio del 1916, sulle alture innevate sopra Mojkovac, l'esercito del piccolo Regno del Montenegro resistette per tre giorni alle truppe austro-ungariche, guadagnando il tempo necessario a mettere in salvo il governo e a coprire la ritirata dell'esercito serbo attraverso l'Albania. Quella battaglia, oggi quasi dimenticata fuori dai Balcani, racconta bene lo spirito di una regione abituata a difendersi con la sola forza della propria geografia: il Montenegro settentrionale è un mosaico di altipiani, canyon e foreste che per secoli hanno tenuto lontani eserciti e invasori, lasciando intatto uno dei paesaggi più selvaggi d'Europa. Qui si trova il cuore alpino del paese: il massiccio del Durmitor, patrimonio UNESCO, con le sue diciotto conche glaciali che la gente del posto chiama 'occhi di montagna'; il canyon del fiume Tara, il più profondo del continente, attraversato dall'ardito ponte di Đurđevića Tara; la foresta primordiale di Biogradska Gora, una delle ultime tre rimaste in Europa; il lago artificiale di Piva, stretto tra pareti di roccia grigia. Più a est, verso il confine con Albania e Kosovo, si alzano le cime aspre delle Prokletije, le 'montagne maledette', ultimo avamposto delle Alpi Dinariche. È una terra di pastori transumanti e monasteri ortodossi nascosti tra i boschi, di formaggi stagionati in grotte di pietra e rakija distillata in casa. Le città — Kolašin, Žabljak, Pljevlja, Bijelo Polje — restano piccole e vivono ancora al ritmo delle stagioni: la neve da dicembre a marzo, il verde intenso dell'estate, i colori bruciati dell'autunno. Un territorio da percorrere lentamente, con il fiato corto per l'altitudine e gli occhi pieni di panorami che in poche altre regioni europee si trovano ancora così integri.

Updated 9 korrik 2026

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Storia: una regione forgiata dall'isolamento

Le montagne del nord hanno sempre custodito questa terra più che collegarla al resto del paese. Le prime tracce di insediamento risalgono alle tribù illiriche, seguite dall'arrivo delle popolazioni slave tra VI e VII secolo, che diedero origine ai nuclei della futura Zeta medievale, in seguito assorbita nello stato dei Nemanjić: sotto quella dinastia sorsero i primi monasteri che ancora oggi punteggiano le vallate. Con la conquista ottomana, a partire dal XV secolo, l'area divenne provincia di confine: Pljevlja si sviluppò come importante centro amministrativo e commerciale, mentre le comunità delle alture mantennero per secoli una sostanziale autonomia, difesa clan per clan tra i valichi. L'annessione definitiva al Regno del Montenegro avvenne solo tra Otto e Novecento, e la regione pagò un prezzo alto durante la Prima guerra mondiale, quando la resistenza di Mojkovac del gennaio 1916 divenne uno degli episodi più celebrati della storia militare montenegrina. Dopo la Seconda guerra mondiale la zona entrò nella Jugoslavia socialista, per poi seguire le sorti del Montenegro indipendente dal 2006.

Il Durmitor e i laghi glaciali

Il massiccio del Durmitor, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1980, è il gruppo montuoso più alto del Montenegro: la vetta del Bobotov Kuk tocca i 2.523 metri e domina un altopiano calcareo scavato da oltre quaranta cime sopra i duemila metri. A renderlo unico sono i suoi diciotto laghi di origine glaciale, chiamati dagli abitanti 'gorske oči', occhi di montagna, incastonati tra boschi di pino nero e pareti rocciose. Il più celebre è il Lago Nero, il Crno Jezero, in realtà formato da due bacini comunicanti separati da una lingua di bosco, raggiungibile in pochi minuti a piedi da Žabljak e percorribile con un anello escursionistico adatto anche alle famiglie. Nei mesi estivi le sue acque scure riflettono i contrafforti del Durmitor con una nitidezza che ha reso questo scorcio l'immagine simbolo dell'intera regione.

Il canyon del Tara e il ponte di Đurđevića Tara

Scavato in milioni di anni dal fiume che gli dà il nome, il canyon del Tara è il più profondo d'Europa, con pareti che in alcuni tratti superano i 1.300 metri di dislivello rispetto al greto. Il bacino del fiume è stato riconosciuto riserva della biosfera dall'UNESCO già nel 1976 per l'eccezionale integrità delle sue acque e delle foreste che lo fiancheggiano. A collegare le due sponde, dal 1940, è il ponte di Đurđevića Tara: cinque arcate in cemento armato lunghe complessivamente 365 metri, sospese a 172 metri sopra il fiume, opera dell'ingegnere Mijat Trojanović. Durante la Seconda guerra mondiale l'ingegnere che ne aveva diretto i lavori, Lazar Jauković, fece saltare una delle arcate per bloccare l'avanzata delle truppe italiane: il ponte fu ricostruito dopo il conflitto e oggi è anche punto di partenza per una delle zip-line più lunghe dei Balcani, tesa proprio sopra il baratro del canyon.

Biogradska Gora, la foresta primordiale

Nel cuore del massiccio della Bjelasica sopravvive una delle ultime tre foreste primordiali rimaste in Europa, insieme a quella di Perućica in Bosnia e a Białowieża tra Polonia e Bielorussia. A salvarla fu, nel 1878, una decisione del re Nicola I Petrović, che ne proibì il taglio per preservarla come riserva reale di caccia; divenne parco nazionale nel 1952. All'interno crescono faggi e abeti che superano i sessant'anni e possono raggiungere secoli di vita, in un sottobosco fittissimo che ospita orsi bruni, caprioli e una straordinaria varietà di uccelli. Al centro del parco si distende il Lago di Biograd, uno specchio d'acqua verde smeraldo circondato da un sentiero pianeggiante di circa sei chilometri, la meta più semplice e più fotografata dell'area, mentre i tracciati più impegnativi salgono verso le vette della Bjelasica e i laghi minori disseminati più in quota.

Il lago di Piva e il suo canyon

Il lago di Piva non è un bacino naturale ma il risultato della diga di Mratinje, completata nel 1975, che sommerse antichi villaggi e un tratto di valle per alimentare una delle maggiori centrali idroelettriche del paese. Il risultato, paradossalmente, è uno dei paesaggi più fotogenici della regione: acque di un turchese intenso incassate tra pareti di roccia grigia alte centinaia di metri, percorribili in barca o costeggiate da una strada scavata nella montagna con gallerie e tornanti mozzafiato. Prima dell'allagamento fu smontato pietra su pietra e ricostruito su un terreno più alto il Monastero di Piva, fondato tra il 1573 e il 1586 in un raro periodo di tolleranza ottomana verso la comunità ortodossa: conserva oggi affreschi e iconostasi tra i più importanti del Montenegro, in un complesso che sembra scolpito nella roccia circostante.

Kolašin e Žabljak, le porte della montagna

Due piccoli centri fanno da porta d'accesso ai parchi del nord. Kolašin, a circa 950 metri di quota, si è sviluppata come stazione turistica tra fine Ottocento e primo Novecento grazie alla vicina linea ferroviaria Bar-Belgrado, ed è oggi il punto di partenza più comodo per Biogradska Gora e per la Bjelasica, con l'area sciistica di Kolašin 1450 collegata da funivia. Žabljak, a circa 1.450 metri, è la città più alta dei Balcani e vive in simbiosi con il Durmitor, di cui è la base logistica per eccellenza: da qui partono i sentieri per il Lago Nero, le piste da sci del Savin Kuk e le strade che scendono verso il canyon del Tara e verso Piva. Entrambe restano borghi di poche migliaia di abitanti, con un'atmosfera di paese di montagna più che di località turistica attrezzata.

Le Prokletije, le montagne maledette

Verso il confine con Albania e Kosovo la regione si conclude con le Prokletije, propaggine meridionale delle Alpi Dinariche il cui nome, 'montagne maledette', deriva dalla loro asprezza e dal terreno impervio che per secoli ha reso quest'angolo di Montenegro fra i meno accessibili d'Europa. Il parco nazionale, istituito nel 2009, custodisce la vetta più alta del paese, la Zla Kolata, che sfiora i 2.534 metri, insieme a decine di laghi glaciali minori e valli glaciali profonde. È una destinazione per escursionisti esperti più che per il turismo di passaggio: da qui parte anche il tracciato internazionale 'Peaks of the Balkans', che unisce sentieri montenegrini, albanesi e kosovari in un anello di trekking di più giorni tra rifugi e villaggi pastorali rimasti pressoché immutati.

Rafting e avventura sul fiume Tara

La discesa in rafting del Tara è un'attività organizzata fin dagli anni Settanta e resta l'esperienza outdoor più cercata della regione, praticabile all'incirca da maggio a settembre quando la portata del fiume lo consente in sicurezza. Il tratto più classico parte nei pressi del ponte di Đurđevića Tara e scende per circa venticinque chilometri fino a Šćepan Polje, dove il Tara incontra la Piva e dà origine al fiume Drina, alternando rapide di classe II e III a tratti calmi in cui il canyon si apre in tutta la sua ampiezza. Attorno al fiume sono cresciute negli anni altre proposte per gli amanti dell'avventura: canyoning, arrampicata, percorsi in mountain bike lungo le piste forestali e, in inverno, sci alpinismo e ciaspolate sugli altipiani del Durmitor.

I monasteri e la fede tra le montagne

Al di là del Monastero di Piva, il nord del Montenegro conserva alcuni dei più antichi luoghi di culto ortodosso del paese. Vicino a Berane sorgono i Đurđevi Stupovi, fondati agli inizi del XIII secolo per volontà legata alla dinastia dei Nemanjić, tra le testimonianze più antiche dell'architettura sacra serba nella regione. Nei dintorni di Pljevlja si trova invece il Monastero della Santa Trinità, edificato sul finire del Cinquecento e celebre per un ciclo di affreschi rimasto straordinariamente ben conservato nonostante i secoli di dominazione ottomana. Questi complessi monastici, spesso appartati in valli poco frequentate, hanno funzionato per secoli da custodi della lingua, della scrittura e della liturgia religiosa in un territorio dove le chiese cittadine scarseggiavano, e restano oggi mete di pellegrinaggio oltre che tappe di grande interesse storico-artistico.

Pljevlja, Bijelo Polje e i centri del nord

Pljevlja, la città più settentrionale della regione, porta ancora impresso il segno di quattro secoli di presenza ottomana: la Moschea di Husein-pascià, costruita tra il 1569 e il 1594, sfoggia uno dei minareti più alti dei Balcani, oltre quaranta metri, ed è affiancata da un hammam storico e da edifici di quel periodo che compongono uno dei centri urbani ottomani meglio conservati del paese. Bijelo Polje, adagiata sulla valle del fiume Lim, è da sempre un nodo di passaggio tra il nord del Montenegro e la Serbia, con il vicino Monastero della Santa Trinità a testimoniare la sua importanza religiosa cinquecentesca. Più piccoli ma non meno significativi sono Mojkovac, legata alla memoria della battaglia del 1916 e a una tradizione mineraria ormai in declino, e Berane, porta d'accesso alle Prokletije.

Sapori e cultura d'altura

La cucina del nord è quella di un mondo pastorale abituato a conservare il cibo per gli inverni lunghi: il formaggio di Pljevlja, prodotto con latte crudo e stagionato in cantine di pietra, gode di un riconoscimento di origine ed è tra i più apprezzati del paese, insieme al kajmak, la crema di latte cotto raccolta ogni mattina, e allo skorup. Piatti come la kačamak e la cicvara, a base di farina di mais mantecata con formaggio e panna, restano il comfort food delle sere fredde, spesso accompagnati da agnello arrostito o affumicato. Non manca la rakija fatta in casa, distillata da prugne, pere o mirtilli di bosco raccolti sugli altipiani. Nei villaggi più isolati sopravvive ancora il canto epico accompagnato dalla gusle, lo strumento a una corda che per secoli ha tramandato oralmente la storia e le leggende di queste montagne.

Quando andare e come vivere la regione

L'estate, da giugno a settembre, è il periodo migliore per escursioni, rafting sul Tara e passeggiate intorno ai laghi glaciali, con giornate lunghe e temperature miti anche in quota; luglio e agosto sono i mesi più affollati intorno al Lago Nero e vale la pena arrivare presto al mattino. L'inverno, da dicembre a marzo, trasforma Kolašin e Žabljak nei principali poli sciistici del paese, con piste meno battute e prezzi più contenuti rispetto alle grandi stazioni alpine europee. La primavera e soprattutto l'autunno regalano i colori più intensi ai boschi di Biogradska Gora e della Bjelasica, ma alcune strade di montagna, in particolare verso Piva e le Prokletije, possono chiudere temporaneamente per neve o lavori: conviene sempre verificare le condizioni prima di mettersi in viaggio, specialmente fuori stagione.

  • Camminare intorno al Lago Nero ai piedi del Durmitor
  • Attraversare il ponte di Đurđevića Tara e provare la zip-line sul canyon
  • Scendere il fiume Tara in rafting da Đurđevića Tara a Šćepan Polje
  • Passeggiare intorno al Lago di Biograd nella foresta primordiale
  • Salire al Bobotov Kuk o percorrere un tratto dell'anello del Durmitor
  • Visitare il Monastero di Piva e il canyon dell'omonimo lago
  • Esplorare le Prokletije lungo un tratto del sentiero Peaks of the Balkans
  • Assaggiare il formaggio di Pljevlja e il kajmak nei mercati locali

FAQ

Quanti giorni servono per visitare il Montenegro settentrionale?
Almeno 4-5 giorni per toccare con calma Durmitor, canyon del Tara e Biogradska Gora; una settimana permette di aggiungere anche il lago di Piva e le Prokletije.
Come ci si arriva senza auto propria?
L'aeroporto di riferimento è quello di Podgorica; da lì si può proseguire con autobus di linea verso Kolašin e Žabljak o noleggiare un'auto, soluzione più comoda per muoversi tra i parchi.
È una meta adatta alle famiglie con bambini?
Sì: il sentiero intorno al Lago Nero e quello intorno al Lago di Biograd sono pianeggianti e facili, mentre il rafting sul Tara ha tratti più tranquilli adatti anche ai ragazzi, secondo le regole dell'operatore scelto.
Qual è il periodo migliore per andare?
L'estate, da giugno a settembre, per escursioni, laghi e rafting; l'inverno, da dicembre a marzo, per lo sci a Kolašin e Žabljak; l'autunno per i colori dei boschi.
Dove si parcheggia per visitare il Durmitor e il Lago Nero?
A Žabljak ci sono parcheggi a pagamento vicino all'ingresso del sentiero per il Lago Nero; in alta stagione conviene arrivare in mattinata per trovare posto con facilità.
Si possono portare animali domestici nei parchi nazionali?
Sì, molti sentieri e strutture accettano cani al guinzaglio, ma è consigliabile verificare in anticipo le regole specifiche di Durmitor, Biogradska Gora e Prokletije.

Getting there

By air
  • Aeroporto di Podgorica (TGD), circa 100-130 km da Kolašin e Žabljak, il principale scalo per raggiungere la regione
By train
  • Linea ferroviaria Bar-Podgorica-Belgrado, con fermate a Kolašin e Mojkovac, una delle tratte più panoramiche d'Europa, utile come alternativa lenta all'auto
By car
  • Da Podgorica si sale verso nord lungo la strada principale in direzione Mateševo e Kolašin; da qui si prosegue verso Žabljak e il Durmitor oppure verso Pljevlja e il lago di Piva, su strade di montagna con molti tornanti.
Tip
  • In inverno alcuni tratti verso Žabljak, Piva e le Prokletije possono chiudere per neve: conviene controllare le condizioni stradali prima di partire e viaggiare con pneumatici invernali o catene a bordo.

Perfect for

Natura e trekking

Tre parchi nazionali, laghi glaciali e la foresta primordiale di Biogradska Gora offrono sentieri per ogni livello, dalle passeggiate in famiglia alle salite alpinistiche.

Sci e montagna

Kolašin 1450 e Savin Kuk, sopra Žabljak, sono i principali poli sciistici del Montenegro, con piste meno affollate e prezzi contenuti rispetto alle Alpi.

Avventura

Il rafting sul Tara, la zip-line sopra il canyon, il canyoning e le vie ferrate rendono la regione una delle mete outdoor più complete dei Balcani.

Cultura e spiritualità

Monasteri medievali, eredità ottomana a Pljevlja e memorie della Grande Guerra a Mojkovac raccontano secoli di storia stratificata tra le montagne.

Sapori di montagna

Formaggi stagionati, kajmak, kačamak e rakija artigianale sono l'espressione più autentica di una cultura pastorale ancora viva.

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