Pljevlja
Duemila anni fa, su un pianoro sopra il fiume Ćehotina, i Romani riconobbero a un insediamento illirico il rango di municipium: lo...
Updated 9 korrik 2026
Pljevlja
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The story of Pljevlja
Splonum sul Ćehotina: le origini romane
Il nome Pljevlja compare tardi nelle fonti scritte, ma il territorio era abitato e organizzato già in epoca romana. Sul pianoro di Komini, a ridosso del corso del Ćehotina, gli studiosi collocano l'antica Splonum, insediamento della tribù illirica dei Pirusti elevato al rango di municipium dopo la conquista romana della regione. Il sito, oggi noto come Municipium S., doveva la propria importanza alla posizione di crocevia tra le vallate interne e le rotte verso l'Adriatico, oltre che alle risorse minerarie del sottosuolo, sfruttate già allora. Con la crisi dell'impero e le migrazioni dei secoli successivi l'insediamento perse peso, ma la sua memoria è rimasta scritta nella terra, pronta a riemergere secoli dopo sotto forma di necropoli e reperti.
Dalle dominazioni medievali al dominio ottomano: nascita di Taslidža
Nel medioevo il territorio di Pljevlja gravitò nell'orbita degli stati serbi, come area di confine e di passaggio tra il litorale e l'entroterra balcanico. Con l'avanzata ottomana, tra Quattro e Cinquecento, la regione entrò stabilmente nei domini della Sublime Porta e l'insediamento assunse un nuovo volto urbano, con moschee, bazar e un tessuto abitativo di impronta turco-ottomana: nacque così Taslidža, nome con cui la città sarebbe stata conosciuta per secoli, prima di tornare, in età più recente, alla denominazione slava di Pljevlja. Sotto il dominio ottomano la città crebbe come centro amministrativo e commerciale di rilievo per l'intero sangiaccato, con una popolazione mista che nei secoli avrebbe lasciato tracce parallele: monasteri ortodossi e luoghi di culto islamici a pochi passi gli uni dagli altri.
Il Novecento: la città del carbone
Il volto che Pljevlja mostra oggi al visitatore deve molto al Novecento industriale. Il bacino di lignite che si estende attorno alla città ne ha fatto il principale distretto minerario del Montenegro, e su quella base economica è cresciuta, in epoca socialista, l'unica centrale termoelettrica a carbone del paese, ancora oggi determinante per l'energia nazionale. L'espansione mineraria ha portato nuovi quartieri, nuove infrastrutture e un'identità operaia che convive, non senza tensioni, con il patrimonio storico del centro. Capire questa doppia natura — città-museo a cielo aperto e polo energetico — è la chiave per leggere Pljevlja senza ridurla a una semplice tappa fotografica: qui il passato ottomano e la modernità industriale si guardano da vicino, separati da poche centinaia di metri.
Il sito archeologico di Komini: la necropoli del municipium
Alle porte della città, l'area archeologica di Komini restituisce da decenni una delle necropoli romane più ricche del Montenegro, legata al municipium di Splonum. Gli scavi hanno riportato alla luce sarcofagi, tombe a cista e un ampio corredo di oggetti funerari — ceramiche, monete, elementi ornamentali — che testimoniano l'importanza del centro tra il I e il IV secolo. Buona parte dei reperti è oggi conservata al museo civico di Pljevlja, dove è possibile ricostruire per intero il profilo di un insediamento altrimenti quasi sconosciuto ai grandi flussi turistici. Per chi ama l'archeologia meno battuta, Komini è una tappa che vale la deviazione: un dialogo diretto con l'epoca romana dei Balcani interni, lontano dai siti più celebrati della costa.
Il Monastero della Santa Trinità: affreschi e tesoro
A pochi chilometri dal centro, immerso nel verde sopra la valle del Ćehotina, il Monastero della Santa Trinità (Manastir Svete Trojice) è il cuore spirituale della città. Fondato nel Cinquecento, il monastero conserva un ciclo di affreschi che gli storici dell'arte considerano tra i più significativi del periodo per la Serbia ortodossa in area montenegrina, insieme a una collezione di icone, manoscritti liturgici e oggetti sacri custoditi nel piccolo tesoro del monastero. La chiesa, in pietra, con l'abside orientata secondo la tradizione bizantina, si raggiunge con una breve passeggiata che già da sola vale la visita, tra boschi e uno sguardo aperto sulla vallata. È un luogo di raccoglimento più che di grande afflusso turistico, e proprio per questo conserva intatta la propria atmosfera.
La Moschea di Husein-pascià e il suo minareto
Nel cuore della vecchia città, la Moschea di Husein-pascià è il monumento simbolo dell'eredità ottomana di Pljevlja. Fatta costruire nella seconda metà del Cinquecento da Husein-pascià Boljanić, comandante originario della regione, è considerata uno degli esempi più compiuti di architettura religiosa ottomana in tutto il Montenegro, per l'equilibrio delle proporzioni e la qualità delle decorazioni interne. Il suo minareto, slanciato ben oltre i quaranta metri, è tradizionalmente annoverato tra i più alti dell'intera area balcanica, e resta visibile da gran parte della città come punto di riferimento visivo. L'interno, con motivi decorativi dipinti e una calligrafia ornamentale di pregio, si visita rispettando gli orari di preghiera e le regole d'ingresso dei luoghi di culto attivi.
La vecchia čaršija: l'eredità ottomana nelle case e nel bazar
Attorno alla moschea si distende ancora oggi un nucleo di vecchia čaršija, il bazar ottomano che per secoli ha fatto di Pljevlja un centro di scambio tra l'entroterra montenegrino, la Bosnia e la Serbia. Le case a due piani con l'aggetto in legno, le botteghe strette, i cortili interni nascosti dietro muri di pietra raccontano un tessuto urbano che altrove nei Balcani è stato in gran parte cancellato dalle ricostruzioni novecentesche. Passeggiare tra queste vie significa incontrare, fianco a fianco, l'artigianato tradizionale e i segni più recenti di una città che vive ancora, con i suoi negozi, i suoi caffè e i suoi mercati, senza essersi trasformata in un semplice scenario per turisti.
Tra altipiani e acque: il paesaggio di Pljevlja
Il territorio di Pljevlja è un mosaico di altipiani carsici, pascoli d'alta quota e vallate incise dai corsi d'acqua che scendono verso il Ćehotina, principale fiume cittadino. È un paesaggio più severo e continentale rispetto alla costa montenegrina, con inverni nevosi e un'estate breve ma luminosa, adatto a chi cerca un Montenegro lontano dal turismo balneare. I villaggi sparsi nella campagna circostante conservano un'economia ancora legata all'allevamento e alla pastorizia, con malghe e casere che d'estate tornano a popolarsi. Per chi ama camminare, le colline attorno alla città offrono punti panoramici sull'intero bacino urbano, con la sagoma del minareto e il profilo del monastero che si stagliano tra i boschi.
Il lago di Otilovići
A poca distanza dal centro, il lago artificiale di Otilovići, creato sbarrando il corso del Ćehotina, è oggi il principale spazio ricreativo all'aperto della città. Nato per esigenze legate all'approvvigionamento idrico e alla centrale termoelettrica, il bacino è diventato nel tempo una meta di svago per i residenti, con rive verdi, punti per la balneazione informale, la pesca sportiva e passeggiate lungo l'argine. Non è un lago da guida patinata, ma proprio per questo restituisce un'immagine autentica di come gli abitanti di Pljevlja vivono il tempo libero: pochi turisti, molte famiglie del posto, un'atmosfera rilassata che nei mesi estivi si anima di picnic e bagni improvvisati.
Alle porte del Durmitor e del canyon della Tara
Pljevlja è un punto di appoggio naturale per chi vuole spingersi verso due dei paesaggi più spettacolari del Montenegro: il massiccio del Durmitor, con le sue cime oltre i duemila metri e i laghi glaciali, e il canyon del fiume Tara, tra i più profondi d'Europa, meta di rafting e trekking. La distanza si percorre in un paio d'ore di strada di montagna, tra tornanti e altipiani, ed è un tragitto che vale già di per sé come esperienza paesaggistica. Molti viaggiatori usano proprio Pljevlja come base alternativa, meno turistica e più economica rispetto a Žabljak, per poi dedicare una o più giornate alle escursioni nel parco nazionale e lungo le gole scavate dal fiume.
Sapori di montagna: il formaggio di Pljevlja e la cucina locale
La cucina di Pljevlja è quella tipica dell'entroterra montenegrino, robusta e legata ai prodotti dell'allevamento di montagna. Il formaggio locale, il pljevaljski sir, stagionato tradizionalmente in botti di legno, è tra i più apprezzati del paese ed è spesso citato come uno dei simboli gastronomici della regione settentrionale. Accanto al formaggio si trovano il kajmak, le carni affumicate ed essiccate secondo le tecniche di montagna, le zuppe dense da inverno rigido e i piatti a base di patate e cavolo che riflettono un'economia contadina ancora molto presente. Nei ristoranti e nelle taverne del centro si mangia semplice ma sostanzioso, spesso accompagnato da pane casereccio e da un bicchiere di rakija di produzione locale.
Quando andare e come vivere Pljevlja
Il periodo migliore per visitare Pljevlja va da tarda primavera a inizio autunno, quando le temperature dell'altopiano sono più miti e le escursioni verso Durmitor e Tara sono pienamente praticabile. L'inverno, rigido e spesso nevoso, ha però un suo fascino per chi cerca un Montenegro fuori stagione, con la città quasi silenziosa e i monumenti storici tutti per sé. Una giornata basta per il centro storico, il monastero e il sito di Komini, ma chi ha più tempo può usare Pljevlja come base per due o tre giorni, alternando cultura urbana e gite in montagna. È una città che si apprezza meglio a piedi, con calma, senza l'affanno delle mete più battute della costa.
- Moschea di Husein-pascià e il suo minareto tra i più alti dei Balcani
- Monastero della Santa Trinità, affreschi e tesoro monastico
- Sito archeologico e necropoli romana di Komini (Municipium S.)
- Museo civico (Zavičajni muzej) con i reperti di Splonum
- Passeggiata nella vecchia čaršija ottomana
- Bagno e pesca al lago di Otilovići
- Escursione al canyon della Tara e al parco del Durmitor
- Degustazione del formaggio pljevaljski sir e della cucina di montagna
FAQ
Quanto tempo serve per visitare Pljevlja?
Come si arriva a Pljevlja senza auto propria?
Dove si parcheggia in centro?
Pljevlja è adatta a una visita con bambini?
Qual è il periodo migliore per andare?
Si può visitare la Moschea di Husein-pascià?
Getting there
- Aeroporto di Podgorica, circa 180 km
- Aeroporto di Tivat, circa 230 km
- Pljevlja si raggiunge in auto tramite le strade regionali che collegano il Montenegro settentrionale a Podgorica (via Mojkovac e Bijelo Polje o attraverso l'altopiano del Durmitor), oltre ai valichi di confine con la Serbia verso Prijepolje e con la Bosnia ed Erzegovina verso Foča.
- Le strade di montagna verso Žabljak e il Durmitor possono chiudere o rallentare in caso di neve tra novembre e aprile: meglio verificare le condizioni prima di partire e viaggiare con calma sui tornanti.
Perfect for
Dal municipium romano di Splonum alla necropoli di Komini, fino al museo civico che ne raccoglie i reperti: un percorso raro nell'entroterra balcanico.
La Moschea di Husein-pascià e il Monastero della Santa Trinità, a pochi chilometri di distanza, raccontano due tradizioni spirituali convissute per secoli.
Altipiani, il lago di Otilovići e la vicinanza al Durmitor e al canyon della Tara ne fanno una base ideale per escursioni fuori dai circuiti costieri.
Il pljevaljski sir, il kajmak e le carni affumicate rappresentano la cucina robusta e genuina del Montenegro settentrionale.
Lontana dal turismo di massa, Pljevlja mostra un tessuto urbano vivo, tra vecchia čaršija ottomana ed eredità industriale del Novecento.
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