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Epiro

Nel gennaio del 1822, su un isolotto in mezzo a un lago di montagna, un vecchio signore ottomano di ottant'anni si barricò all'ult...

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Nel gennaio del 1822, su un isolotto in mezzo a un lago di montagna, un vecchio signore ottomano di ottant'anni si barricò all'ultimo piano di un monastero mentre i soldati del sultano sfondavano le porte al piano di sotto. Era Ali Pasha, il "Leone di Ioannina", che per quarant'anni aveva governato l'Epiro come un regno quasi indipendente, temuto da Istanbul e corteggiato da Napoleone e dagli inglesi. Quella scena, raccontata ancora oggi dalle guide locali con dovizia di particolari, dice più di molte descrizioni su cosa sia l'Epiro: una terra di confine, chiusa fra le montagne del Pindo e il mar Ionio, che per secoli ha vissuto ai margini dei grandi imperi coltivando una propria identità cocciuta. È la regione più montuosa della Grecia continentale, quella dove i villaggi si arrampicano su versanti di pietra grigia invece di scendere verso il mare, dove i ponti a schiena d'asino attraversano torrenti color smeraldo e dove un oracolo più vecchio di quello di Delfi ascoltava il fruscio delle foglie di una quercia sacra. Ioannina col suo lago, i quarantasei borghi dello Zagori, la gola del Vikos incisa nella roccia, la costa di Parga che guarda verso Corfù: l'Epiro racconta la Grecia che non finisce sulle spiagge, quella delle transumanze, dei pastori valacchi e delle famiglie di argentieri e mercanti che hanno lasciato ricchezza e cultura in paesi di poche centinaia di abitanti.

Updated 9 korrik 2026

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Dai Molossi al regno di Pirro: una storia scritta tra le montagne

L'Epiro entra nella storia con le tribù dei Molossi, degli Tesproti e dei Caoni, popolazioni greche di montagna che nel IV secolo a.C. si unirono sotto un'unica corona. Il sovrano più celebre fu Pirro, il re che nel III secolo a.C. sfidò Roma con eserciti ed elefanti da guerra ottenendo vittorie così costose in vite umane da dare origine all'espressione "vittoria di Pirro", ancora oggi usata in tutto il mondo. Dopo la sua morte l'Epiro passò sotto il dominio romano, poi bizantino; con la caduta di Costantinopoli nel 1204 divenne sede di un proprio Despotato, uno degli stati eredi di Bisanzio più longevi e combattivi. Conquistata dagli Ottomani nel XV secolo, la regione mantenne comunque una relativa autonomia montana, culminata nel pascialato semi-indipendente di Ali Pasha fra Sette e Ottocento. L'annessione alla Grecia moderna arrivò solo nel 1913, al termine delle guerre balcaniche, quando le truppe elleniche entrarono a Ioannina: un ricongiungimento più tardivo rispetto al resto del paese, che spiega molte delle peculiarità culturali epirote.

Ioannina, il lago e l'ombra di Ali Pasha

Capoluogo della regione, Ioannina (spesso italianizzata in Giannina) si affaccia sul lago Pamvotis, l'unico grande specchio d'acqua naturale della Grecia continentale abitato tutto l'anno. Il centro storico occupa un promontorio fortificato, il castello, il cui nucleo più antico – Its Kale, la cittadella interna – conserva la moschea di Aslan Pasha e i resti del palazzo dove Ali Pasha tenne la propria corte cosmopolita, frequentata da diplomatici europei e viaggiatori come Lord Byron. Sul lago galleggia un piccolo isolotto raggiungibile in barca in pochi minuti, con un pugno di monasteri bizantini fra cui quello di Agios Panteleimonos, dove secondo la tradizione Ali Pasha fu sorpreso e ucciso dalle truppe ottomane nel 1822: la stanza del suo ultimo rifugio si visita ancora. La città moderna, sede universitaria, mescola caffè affollati, un museo archeologico ricco di reperti dodonei e un artigianato dell'argento che ha reso Ioannina un centro orafo di fama secolare.

Lo Zagori, quarantasei villaggi di pietra

A nord-est di Ioannina si apre lo Zagori (Zagorochoria), un altopiano carsico frastagliato da gole e foreste dove quarantasei villaggi in pietra locale sono rimasti sorprendentemente intatti. Le case, costruite con la stessa roccia grigia delle montagne circostanti e coperte da tetti in ardesia, seguono un canone architettonico unico riconosciuto dallo stato greco come insediamento tradizionale protetto; borghi come Papingo (Megalo e Mikro Papingo), Monodendri, Vitsa o Kipoi conservano piazze acciottolate, platani secolari e chiese con iconostasi lignee scolpite. La ricchezza di questi paesi non viene dall'agricoltura, povera su terreni così ripidi, ma dai commerci: per secoli gli uomini dello Zagori emigravano come mercanti, medici e insegnanti nelle grandi città balcaniche e ottomane, per poi tornare a costruire case signorili e a finanziare scuole e ponti. Oggi molti di quegli edifici sono diventati guesthouse di charme, meta di un turismo lento fatto di camminate, silenzio e architettura.

I ponti ad arco: l'ingegneria dei mercanti dello Zagori

Disseminati fra i torrenti dello Zagori sopravvivono decine di ponti in pietra a schiena d'asino, costruiti fra Sette e Ottocento con le donazioni di quegli stessi mercanti emigrati, come opere di beneficenza per la propria comunità. Il più fotografato è il ponte di Plakidas, meglio noto come Kalogeriko, a tre arcate asimmetriche vicino a Kipoi; ma la lista è lunga e merita di essere percorsa a piedi, ponte dopo ponte, lungo i sentieri segnalati che collegano i villaggi.

  • Ponte di Kalogeriko (Plakidas) a tre arcate, presso Kipoi
  • Ponte di Misios, a campata singola sul fiume Bagiotiko
  • Ponte di Kokkoris (Noutsos), fra i più antichi della zona
  • Ponte di Konitsa, la più grande arcata in pietra dei Balcani, sul fiume Aoos

Le gole del Vikos, tra le più profonde del pianeta

Tra gli altopiani di Papingo e Monodendri si apre uno degli spettacoli naturali più impressionanti della Grecia: la gola del Vikos, incisa dal fiume omonimo per una profondità che in alcuni punti supera il chilometro rispetto alla larghezza delle pareti, al punto da essere entrata nel Guinness dei primati come una delle gole più profonde al mondo in rapporto alla sua ampiezza. Protetta all'interno del Parco Nazionale Vikos-Aoos, la gola si può ammirare dall'alto dai belvedere di Oxya e Beloi, oppure attraversare a piedi con un trekking di una giornata intera che scende da Monodendri fino a Papingo, fra pareti calcaree, faggete e il letto asciutto o semi-asciutto del torrente a seconda della stagione. È un cammino impegnativo ma alla portata di escursionisti allenati, ricompensato da un paesaggio che cambia colore a ogni curva.

Il Voidomatis, il fiume dall'acqua trasparente

Alla base della gola del Vikos nasce il Voidomatis, considerato uno dei fiumi più puliti d'Europa per la trasparenza cristallina delle sue acque, alimentate da sorgenti carsiche che mantengono una temperatura fredda anche in piena estate. Il tratto navigabile, dal ponte di Kleidonia in giù, è la sede storica del rafting e del kayak in Grecia: le rapide sono di grado accessibile anche ai principianti, e le compagnie locali organizzano discese guidate immerse in un canyon di lecci e platani dove non è raro avvistare aironi e martin pescatore. Nei punti più calmi, vicino a Papingo, il fiume forma pozze naturali di un verde smeraldo dove è tradizione fare il bagno nonostante l'acqua resti gelida quasi tutto l'anno.

Il Pindo, la spina dorsale montuosa della Grecia

Il massiccio del Pindo attraversa l'Epiro da nord a sud e viene chiamato dai greci "la spina dorsale" del paese: qui si trova il monte Tymfi (o Gamila), che con i suoi 2.497 metri domina lo Zagori, e il monte Smolikas, seconda vetta della Grecia dopo l'Olimpo, al confine con l'Albania. Le foreste di faggio e pino nero, i laghi d'alta quota come il Drakolimni ("lago del drago") sotto la cima del Tymfi, e i pascoli dove ancora si pratica la transumanza rendono il Pindo un paradiso per il trekking, l'arrampicata e lo sci di fondo d'inverno nella vicina stazione di Metsovo. La fauna include lupi, orsi bruni e camosci balcanici, protetti nelle aree del parco nazionale: un patrimonio selvaggio raro nel resto d'Europa.

Parga, la costa ionica sotto il castello veneziano

Sul versante opposto della regione, affacciata sul mar Ionio, Parga conserva l'impianto urbanistico di un borgo di pescatori cresciuto attorno a un castello costruito dai veneziani nel Cinquecento e poi rimaneggiato dagli ottomani, compreso Ali Pasha, che nel 1819 riuscì a impossessarsene dopo un lungo periodo di dominio inglese. Le case color pastello scendono a terrazze verso due baie, Valtos e Sarakiniko, separate dal promontorio del centro storico, con acque turchesi che hanno reso Parga una delle mete balneari più note dell'Epiro pur mantenendo una scala urbana contenuta. Dal porticciolo partono le barche per l'isolotto di Panagia, con la sua cappella bianca, e per le vicine isole Paxos e Antipaxos.

Sivota e le insenature della Tesprozia

Più a sud, nella prefettura storica della Tesprozia, il villaggio di Sivota si affaccia su un arcipelago di isolotti boscosi che frangono le onde e creano calette quasi lacustri, di un colore che passa dal verde smeraldo al blu cobalto a seconda della profondità. Molto meno frequentata di Parga, Sivota mantiene ancora un'anima di paese di pescatori, con un piccolo porto da cui salpano barche a noleggio ed escursioni verso le spiagge raggiungibili solo dal mare, come Mega Ammos e Bella Vraka. La costa scende poi verso Igoumenitsa, principale porto della regione e crocevia dei traghetti verso l'Italia e le isole ionie.

Dodona, l'oracolo più antico della Grecia

A pochi chilometri da Ioannina, in una valle ai piedi del monte Tomaros, sorge il santuario di Dodona, dedicato a Zeus e considerato dagli stessi antichi greci il più antico oracolo dell'ellenismo, precedente a quello di Delfi. Qui i sacerdoti interpretavano il volere divino ascoltando il fruscio delle foglie di una quercia sacra, o il rumore di calderoni di bronzo appesi ai rami mossi dal vento; Erodoto ne parla già nel V secolo a.C. Il sito conserva oggi uno dei teatri antichi meglio preservati della Grecia, costruito nel III secolo a.C. su ordine del re Pirro con una capienza di circa 17mila spettatori, ancora oggi utilizzato in estate per rappresentazioni, oltre ai resti del bouleuterion e di un piccolo stadio.

Metsovo, il villaggio dei Vlachi sul crinale del Pindo

Arroccato a oltre 1.150 metri lungo l'antica via che collegava Ioannina alla Tessaglia, Metsovo è il centro storico dei Vlachi, popolazione di pastori transumanti di lingua neolatina che ha mantenuto fino ad oggi costumi, architettura in legno e pietra e un forte senso identitario. Il paese deve gran parte del suo sviluppo moderno alla famiglia Averof-Tositsa, mecenati che nell'Ottocento e nel Novecento finanziarono scuole, un museo di arte popolare e la moderna azienda vinicola Katogi Averof, fra le prime a produrre vini di qualità nel nord della Grecia. Metsovo è anche patria del metsovone, formaggio affumicato a pasta filata protetto da denominazione d'origine, e d'inverno diventa la porta d'accesso alle piste da sci del Pindo.

La cucina epirota: formaggi, pite ed erbe di montagna

La cucina dell'Epiro riflette un'economia storicamente pastorale più che marittima, fatta di latticini, erbe selvatiche raccolte sui monti e paste sottili lavorate a mano. Le pite, torte salate di sfoglia fatta in casa farcita con formaggi locali, verdure di campo, porri o zucca, sono l'emblema della tavola epirota, insieme alla batzina con le erbe amare e alla kolokithopita di zucca. I formaggi vanno dalla feta di montagna al metsovone affumicato, fino a prodotti meno noti come il pastó e il galotyri; nei villaggi vicini ai fiumi non manca la trota di allevamento locale, cucinata alla griglia con erbe di montagna.

  • Pites fatte a mano (formaggio, erbe, zucca)
  • Metsovone e altri formaggi affumicati di montagna
  • Trota del Voidomatis e dei torrenti del Pindo
  • Vini di Metsovo, in particolare i rossi della cantina Katogi Averof
  • Miele e prodotti del sottobosco del Pindo

Esperienze da non perdere in Epiro

Fra montagna e mare, l'Epiro si presta a un turismo attivo che alterna cammini, acqua e architettura, ed è proprio questa varietà a renderlo un caso raro nel panorama greco.

  • Attraversare a piedi la gola del Vikos da Monodendri a Papingo
  • Rafting o kayak sul fiume Voidomatis
  • Visitare l'isolotto del lago di Ioannina e i suoi monasteri
  • Percorrere i ponti in pietra dello Zagori da un villaggio all'altro
  • Assistere a uno spettacolo nel teatro antico di Dodona
  • Fare il bagno nelle baie di Sivota o a Valtos, sotto il castello di Parga
  • Salire al Drakolimni sul monte Tymfi in un trekking di più giorni
  • Assaggiare le pite nei forni tradizionali dei villaggi dello Zagori

Quando andare in Epiro

La primavera avanzata e l'inizio dell'estate, fra maggio e giugno, sono il momento migliore per lo Zagori e la gola del Vikos: le temperature in quota restano miti, la portata dei fiumi è ancora buona per il rafting e la vegetazione è al massimo del verde. Luglio e agosto restano gradevoli in montagna, anche se più affollati nei villaggi più noti, e sono la stagione ideale per la costa di Parga e Sivota. L'autunno, fra settembre e i primi di ottobre, regala luce tersa e i colori del foliage nei boschi di faggio, con temperature ancora adatte al trekking; l'inverno trasforma Metsovo e il Pindo in meta di sci e turismo di montagna, mentre Ioannina resta viva tutto l'anno grazie alla presenza universitaria.

FAQ

Quanti giorni servono per visitare l'Epiro?
Per cogliere Ioannina, lo Zagori con la gola del Vikos e almeno una tappa sulla costa servono almeno 4-5 giorni; una settimana permette di aggiungere Metsovo e Dodona con calma.
Come si visita la gola del Vikos?
Il modo più completo è camminarla da Monodendri a Papingo (circa 6-7 ore, dislivello impegnativo); chi vuole solo ammirarla può raggiungere in auto i belvedere di Oxya e Beloi.
Serve l'auto per girare l'Epiro?
Sì, è quasi indispensabile: i villaggi dello Zagori, Dodona e Metsovo sono collegati da strade di montagna con pochissimi mezzi pubblici.
L'Epiro è adatto a famiglie con bambini?
Sì per Ioannina, il lago e le spiagge di Parga o Sivota; i trekking più lunghi come la gola del Vikos richiedono invece bambini già allenati a camminare in montagna.
Dove si parcheggia per i villaggi dello Zagori?
I centri storici sono pedonali o con vie molto strette: quasi tutti i villaggi hanno un piccolo parcheggio all'ingresso, da cui si prosegue a piedi.
Si può fare rafting sul Voidomatis con principianti?
Sì, le rapide del tratto turistico sono di grado facile-medio e le compagnie locali organizzano uscite adatte anche a chi non ha esperienza.

Getting there

By air
  • Aeroporto Nazionale di Ioannina "Re Pirro" (IOA), circa 5 km dal centro città, con voli nazionali soprattutto da Atene
  • Aeroporto di Aktion-Preveza, a circa 90 km, utile per l'area sud dell'Epiro e per Parga
By car
  • L'Epiro è collegato al resto della Grecia dalla superstrada Egnatia Odos, che attraversa la regione da est a ovest fino a Igoumenitsa; da Atene si arriva a Ioannina in circa 6 ore d'auto lungo l'asse Egnatia-Ionia Odos.
Tip
  • Il porto di Igoumenitsa è uno snodo di traghetti internazionali verso l'Italia (Brindisi, Bari, Ancona, Venezia) e verso Corfù: molti visitatori arrivano proprio via mare combinando l'Epiro con un itinerario italiano o ionico.

Perfect for

Trekking

Sentieri fra i villaggi dello Zagori, la traversata della gola del Vikos e le vette del Pindo offrono cammini di ogni livello, dal passeggio al trekking multi-giorno.

Acqua e sport fluviali

Il Voidomatis è una delle mete storiche del rafting greco, con acque limpide e rapide accessibili anche ai principianti.

Storia e archeologia

Dodona, il castello di Ioannina e i resti del Despotato d'Epiro raccontano oltre duemila anni di storia greca, romana, bizantina e ottomana.

Mare e coste

Parga e Sivota regalano baie turchesi sul mar Ionio, meno affollate rispetto ad altre mete costiere greche più note.

Gastronomia di montagna

Pite fatte a mano, formaggi affumicati come il metsovone e vini di quota rendono l'Epiro una delle regioni più interessanti della Grecia per la cucina di montagna.

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