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Egina

Attorno alla metà del VI secolo a

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Attorno alla metà del VI secolo a.C., mentre gran parte del mondo greco scambiava merci a peso, gli abitanti di Egina battevano già moneta propria: la celebre "tartaruga" d'argento, con l'animale marino impresso sul dritto, circolò per due secoli come una delle valute più diffuse del Mediterraneo orientale. Fu il segno di una potenza commerciale che osò rivaleggiare apertamente con Atene, distante appena un braccio di mare. Oggi quel braccio di mare si percorre in circa quaranta minuti di aliscafo dal Pireo, e proprio questa vicinanza ha reso Egina la porta d'ingresso più naturale all'arcipelago Saronico: l'isola dove i pensionati ateniesi vanno a pranzo la domenica, dove i pescatori vendono ancora il pesce sulla banchina accanto ai sacchi di pistacchi, dove una chiesetta bianca all'imboccatura del porto è diventata l'immagine più fotografata della Grecia insulare senza che nessuno sappia spiegarne bene il perché. Ma Egina non è solo una gita fuori porta. È stata per un anno, tra il 1828 e il 1829, la prima capitale della Grecia moderna, la sede dove Ioannis Kapodistrias tentò di dare un'amministrazione a uno Stato appena nato dalle macerie della guerra d'indipendenza. È il luogo di uno dei templi dorici meglio conservati di tutta la Grecia, innalzato quando Atene non aveva ancora costruito il Partenone. Ed è la terra di un pistacchio così aromatico da aver ottenuto la denominazione d'origine protetta, coltivato tra muretti a secco e casette bianche che si arrampicano dolcemente verso l'interno. Un'isola piccola, percorribile in un giorno, ma stratificata come poche altre nel Saronico.

Aggiornato il 10 luglio 2026

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Il racconto

La storia di Egina

Una potenza marinara nell'ombra di Atene

La storia di Egina comincia molto prima che Atene diventasse il centro del mondo greco. Nell'età arcaica l'isola era uno scalo commerciale di primo piano, con una flotta capace di controllare rotte verso l'Egitto e il Levante: la sua moneta d'argento, la tartaruga, divenne uno standard di riferimento per gli scambi in tutto l'Egeo. Questa prosperità alimentò una rivalità durissima con la vicina Atene, che nel V secolo a.C., durante la guerra del Peloponneso, non esitò a espellere l'intera popolazione egineta per sostituirla con propri coloni, mettendo fine per sempre all'indipendenza politica dell'isola. Da allora Egina seguì le sorti delle potenze che si succedettero nell'Egeo, romani, bizantini, veneziani, ottomani, mantenendo però intatta la propria vocazione marittima.

Dai pirati alle montagne: il Medioevo di Egina

Tra il IX e il X secolo, le incursioni dei pirati saraceni resero la costa un luogo troppo pericoloso da abitare: la popolazione risalì l'entroterra e fondò un nuovo abitato arroccato su un'altura, lontano dagli occhi dei predoni di passaggio. Nacque così Paleochora, che per quasi mille anni fu il cuore amministrativo e religioso dell'isola, protetta da un castello bizantino di cui restano i ruderi. Solo dopo la guerra d'indipendenza, con il mare finalmente sicuro, gli abitanti scesero di nuovo verso la costa, dando origine alla città portuale che vediamo oggi e lasciando alle spalle un intero centro abitato, che nessuno più avrebbe ripopolato.

1828: quando Egina fu la capitale della Grecia

Nel gennaio del 1828 Ioannis Kapodistrias, primo governatore della Grecia indipendente, scelse Egina come sede provvisoria del nuovo Stato, in attesa che Atene e Nauplia fossero messe in sicurezza. Per circa un anno l'isola ospitò i primi apparati amministrativi del paese: qui furono coniate le prime monete della Grecia moderna, la phoenix, e qui sorse il primo orfanotrofio nazionale, tuttora visibile nell'edificio neoclassico vicino al porto. Fu un episodio breve ma identitario, che gli egineti ricordano con orgoglio e che spiega la densità di edifici ottocenteschi eleganti concentrati in un centro tutto sommato piccolo.

Il tempio di Afaia

Sulla collina pinosa a nord-est dell'isola sorge il tempio dorico dedicato ad Afaia, divinità locale pre-ellenica poi assimilata ad Artemide, costruito intorno al 500 a.C. sui resti di un santuario più antico. È uno dei templi meglio conservati di tutta la Grecia continentale e insulare, con ventiquattro colonne ancora in piedi, ed è celebre per essere uno dei tre vertici di un ipotetico triangolo sacro tracciato insieme al Partenone di Atene e al tempio di Poseidone a Capo Sounio, tutti visibili l'uno dall'altro in giornate terse. I frontoni scolpiti, oggi conservati alla Gliptoteca di Monaco, raccontavano episodi della guerra di Troia.

Paleochora, la città che il tempo ha lasciato indietro

Abbandonata dopo il 1826, Paleochora è oggi un sito quasi surreale: nessuna casa d'abitazione, ma decine di chiesette bizantine e post-bizantine sparse su un pendio brullo, alcune ancora con tracce di affreschi, raggiungibili solo a piedi lungo sentieri sterrati. Si contano una trentina di edifici religiosi superstiti su un numero originario molto più alto, testimonianza di una comunità che, isolata dal pericolo dei pirati, aveva fatto della devozione uno dei pochi lussi possibili. La salita, silenziosa e priva di indicazioni turistiche invadenti, regala una delle esperienze più autentiche dell'intero Saronico.

Il porto e la chiesetta di Agios Nikolaos

Il molo di Egina è probabilmente l'immagine più riprodotta dell'isola: caicchi da pesca dai colori vivaci ormeggiati accanto a bancarelle di pistacchi, e a chiudere la scena la piccola chiesa di Agios Nikolaos, con la sua cupola bianca e azzurra proprio sul bordo dell'acqua. Non è un monumento imponente, ma la sua posizione, incorniciata dalle barche e dal viavai dei traghetti, ne ha fatto un simbolo riconoscibile quanto i mulini di Mykonos. Attorno, la città moderna conserva palazzine neoclassiche dell'Ottocento, retaggio diretto del periodo in cui Egina fu capitale.

Kolona, la colonna che guarda il mare

Appena a nord del porto, su un piccolo promontorio, si erge un'unica colonna dorica superstite del tempio di Apollo, che ha dato il nome al sito archeologico di Kolona: da qui, in età arcaica, si estendeva l'antica città di Egina, con le sue mura, la necropoli e l'acropoli. Gli scavi, ancora in corso, hanno restituito ceramiche e strutture di più epoche sovrapposte, mentre il piccolo museo archeologico accanto al sito racconta la sequenza di occupazioni dall'età del bronzo fino a quella romana. È il punto in cui la storia commerciale dell'isola, quella delle monete a tartaruga, si tocca con mano.

I pistacchi di Egina, l'oro verde dell'isola

Introdotto nell'Ottocento, il pistacchio ha trovato in Egina un terreno vulcanico e un microclima ideali, al punto da diventare la principale voce dell'economia locale e ottenere la denominazione d'origine protetta come Fistiki Aeginis. A settembre, durante la raccolta, i sacchi di pistacchi invadono letteralmente il porto, venduti sfusi, tostati, ridotti in pasta per il gelato o distillati in liquore. Il paesaggio agricolo dell'entroterra, fatto di filari ordinati e casette di essiccazione, è tanto parte dell'identità dell'isola quanto i suoi templi antichi.

Agia Marina, Perdika e Souvala: i tre volti dell'isola

Egina non si esaurisce nella città portuale. Agia Marina, sul versante orientale sotto il tempio di Afaia, è la zona più turistica, con spiagge sabbiose e hotel a conduzione familiare. Perdika, sulla punta meridionale, è rimasta un villaggio di pescatori, con una fila di taverne di pesce affacciate sull'isolotto di Moni, meta ideale per un pranzo lento. Souvala, a nord, è invece nota per le sue sorgenti termali sulfuree, frequentate fin dall'antichità per le proprietà curative, e per un ritmo di vita ancora più lento e locale.

Tra pinete, muretti a secco e coste rocciose

Il paesaggio di Egina alterna pinete profumate, come quella che avvolge il tempio di Afaia, a terrazzamenti coltivati a pistacchio e ulivo, fino a una costa prevalentemente rocciosa interrotta da piccole baie sabbiose. Il monte Oros, il punto più alto dell'isola con i suoi 532 metri, ospitava in cima un santuario dedicato a Zeus Ellanios ed è oggi meta di escursioni con vista che, nelle giornate limpide, arriva fino al Peloponneso. L'assenza di grandi catene alberghiere ha preservato un equilibrio raro tra vocazione agricola e turismo di prossimità da Atene.

  • Passeggiare al tramonto sul lungomare del porto tra le barche da pesca
  • Salire al tempio di Afaia e proseguire, se il tempo lo permette, verso Capo Sounio con lo sguardo
  • Camminare tra le chiese abbandonate di Paleochora
  • Assaggiare il gelato al pistacchio di Egina direttamente in una torrefazione locale
  • Pranzare a base di pesce a Perdika, con vista sull'isolotto di Moni
  • Fare il bagno alle sorgenti termali di Souvala

Quando andare e come vivere l'isola

La primavera, da aprile a giugno, e il primo autunno, settembre e ottobre, sono i periodi migliori: temperature gradevoli, luce limpida e la possibilità di assistere, a fine estate, alla raccolta dei pistacchi. L'estate porta il tutto esaurito nei fine settimana, complice la vicinanza ad Atene, ma nei giorni feriali resta gestibile. Egina si presta perfettamente a una gita di un giorno dal Pireo, ma merita anche una notte in più per godersi Paleochora al mattino presto, quando il sito è deserto, o una cena a Perdika senza fretta di riprendere l'aliscafo.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per visitare Egina?
Una giornata basta per il porto, Agios Nikolaos e il tempio di Afaia; per aggiungere Paleochora e Perdika con calma conviene fermarsi una notte.
Come si arriva ad Egina dal Pireo?
Con aliscafi veloci (circa 40 minuti) o traghetti tradizionali (circa 1 ora e 10 minuti), con partenze frequenti tutto l'anno.
Egina è adatta a una gita con bambini?
Sì: il porto è comodo da girare a piedi, la spiaggia di Agia Marina è sabbiosa e poco profonda, e la salita al tempio di Afaia è breve e gestibile.
Ci si sposta bene senza auto?
Sul lungomare del porto sì, ma per raggiungere il tempio di Afaia, Paleochora o Perdika è utile un autobus locale, un taxi o uno scooter a noleggio.
Dove si mangia meglio a Egina?
A Perdika, per il pesce fresco affacciato sull'isolotto di Moni, oppure direttamente sul porto principale tra le bancarelle di pistacchi.

Come arrivare

In aereo
  • Aeroporto Internazionale di Atene "Eleftherios Venizelos", circa 1 ora e 30 minuti tra trasferimento al Pireo e traversata
In auto
  • Non essendo collegata da ponte, Egina si raggiunge solo via mare: dal porto del Pireo con aliscafi Flying Dolphin (circa 40 minuti) o traghetti convenzionali (circa 1 ora e 10 minuti).
Consiglio
  • Nei weekend estivi le corse si riempiono rapidamente: conviene prenotare il biglietto del traghetto con un giorno di anticipo, soprattutto per la partenza serale di rientro.

Perfetto per

Storia

Dal tempio dorico di Afaia alla città fantasma di Paleochora, fino all'anno da capitale della Grecia moderna.

Gusto

I pistacchi DOP dell'isola, protagonisti di gelati, dolci e liquori venduti direttamente sul porto.

Gita di un giorno

La distanza minima dal Pireo la rende la meta ideale per chi ha poco tempo ma vuole vera atmosfera greca.

Mare e pesca

Perdika e Souvala offrono taverne di pesce e coste rocciose lontane dal turismo di massa.

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