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La chiesa madre di san Michele Arcangelo fu riedificata intorno alla meta del XVI secolo sulle fondamenta di una precedente di cui si ha notizie a partire dal 1486 in occasione della visita del vescovo Serafino da Squilacce. I probabili ideatori ed edificatori dell'edificio furono l'architetto Gabriele Riccardi di Lecce, e il suo allievo, lo scultore Giovanni Maria Tarantino di Nardo. Fu portata a compimento nel 1573 e assorbi un'antica cappella dedicata a san Rocco.La facciata, inquadrata da due poderose paraste laterali, si caratterizza per l'ampio rosone barocco che richiama quello della Basilica di Santa Croce di Lecce. L'interno, a croce latina e a navata unica, possiede una copertura a volta a spigolo abbellita da cordoni scolpiti che ne congiungono le chiavi. Gli unici altari presenti sono nel transetto e sono dedicati al Santissimo Sacramento e a san Rocco. Pregevole e l'abside in pietra leccese scolpito dallo scultore Gabriele Riccardi. Risulta diviso in due ordini: il primo e costituito da una serie di nicchie incassate tra colonne corinzie aventi la parte inferiore coperta di intagli, coronate da trabeazione con fregio, il secondo piano invece e a specchi rettangolari e quadrati chiusi fra lesene dalla decorazione a spirale e sormontate da una seconda trabeazione. Da questa, in corrispondenza delle colonne e delle lesene sottostanti, spiccano il volo i sei costoloni del catino concorrenti nella chiave dell'arco, su cui e presente la scritta: Parata sedes tua Deus quam decet sanctitudo in longitudinem dierum 1573.L'interno fu rimaneggiato con i lavori di restauro tenutisi dopo il 1975 che ne comportarono l'eliminazione dell'altare maggiore, dell'organo e delle decorazioni barocche in stucco.
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