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Kotor

A Kotor i gatti hanno un piccolo museo tutto loro, ricavato in un palazzo del centro storico, con incisioni, cartoline d'epoca e f...

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A Kotor i gatti hanno un piccolo museo tutto loro, ricavato in un palazzo del centro storico, con incisioni, cartoline d'epoca e fotografie che ne raccontano il ruolo di custodi non ufficiali della città. Non è una curiosità isolata: musetti felini spuntano scolpiti su architravi barocchi, dipinti sulle insegne dei negozi, accovacciati sui gradini di pietra lucidati da secoli di passi. La spiegazione tramandata, più leggenda che documento, li vuole giunti a bordo delle navi mercantili veneziane per tenere lontani i topi dalle stive, e poi rimasti, adottati da una comunità che sul mare e sui suoi traffici ha costruito l'intera esistenza. Kotor occupa l'ultimo lembo di un braccio di mare che si insinua per oltre trenta chilometri tra montagne calcaree a picco, tanto stretto e tanto profondo da essere spesso definito, un po' impropriamente, il fiordo più a sud d'Europa: in realtà è una ria, una valle fluviale sommersa dal mare, ma l'effetto scenico non cambia. Dietro le sue mura veneziane, salite fino alla cima del monte San Giovanni, si conserva uno dei centri storici meglio preservati dell'Adriatico orientale, protetto dall'UNESCO dal 1979 insieme all'intera regione naturale e storico-culturale delle Bocche. Questa guida attraversa la città vecchia e i suoi monumenti, risale le mura, esce verso Perast e le isolette di fronte, e arriva fino a Dobrota e Prčanj, i lunghi borghi di capitani che punteggiano la sponda del golfo.

Updated 8 korrik 2026

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The story of Kotor

Una storia di dominazioni, dalle origini illiriche a Venezia

L'insediamento alla base del golfo ha radici che risalgono all'epoca illirica e romana, quando il centro era noto come Acruvium ed era già uno scalo protetto dalle montagne. Nel Medioevo la città entrò nell'orbita bizantina, poi in quella del regno serbo dei Nemanjić, che la elesse a porto e centro commerciale di rilievo, con una propria zecca e una cattedrale consacrata già nel XII secolo. La svolta arrivò nel 1420, quando Kotor si consegnò volontariamente alla Repubblica di Venezia per sfuggire alla pressione ottomana: iniziarono quasi quattro secoli di governo veneziano, durante i quali la città divenne un avamposto fortificato di prima linea, chiamata dai veneziani semplicemente Cattaro.

La caduta della Serenissima nel 1797 aprì una fase turbolenta: dominio austriaco, una breve parentesi francese durante le guerre napoleoniche, il ritorno dell'Austria come parte dell'Impero asburgico fino al 1918, poi l'ingresso nel Regno di Jugoslavia. La Seconda guerra mondiale portò l'occupazione italiana delle Bocche, seguita dalla Jugoslavia socialista di Tito. Nel 1979 un terremoto violento colpì duramente la città vecchia, danneggiando palazzi e chiese; la ricostruzione, condotta con criteri filologici sotto la supervisione dell'UNESCO, è il motivo per cui oggi si cammina in un centro storico integro. Dal 2006 Kotor appartiene al Montenegro indipendente.

La città vecchia murata, un labirinto di pietra veneziana

Varcata una delle porte cinquecentesche, il traffico automobilistico scompare e resta solo la pietra: calli strette, piazzette irregolari, palazzi con logge e stemmi nobiliari incisi sopra i portoni. Il tessuto urbano non segue una griglia regolare ma si è addensato nei secoli attorno a chiese, pozzi e cortili, in un intrico che invita a perdersi più che a seguire un itinerario fisso. Il fulcro è Trg od Oružja, la piazza delle Armi, dove si affacciano il palazzo del Principe, l'orologio cinquecentesco e l'ex sede dei governatori veneziani; da qui si diramano le vie verso le altre piazze minori, ciascuna dedicata storicamente a una corporazione o a una chiesa, dai fabbri ai fornai.

Sopravvivono nel dedalo diverse chiese di impianto romanico e barocco, conventi, il teatro cittadino ricavato in un antico palazzo e il museo marittimo, che racconta la lunga tradizione di capitani e armatori locali riuniti fin dal Medioevo in una confraternita di naviganti. Passeggiare la sera, quando i gruppi di crocieristi sono rientrati a bordo, restituisce meglio la scala reale della città: piccola, silenziosa, abitata ancora stabilmente, con panni stesi tra le finestre e botteghe artigiane accanto ai bar.

La cattedrale di San Trifone, cuore religioso della città

La cattedrale dedicata a San Trifone, patrono cittadino, fu consacrata nel 1166 sul sito di una chiesa preesistente che custodiva già dal IX secolo le reliquie del santo, giunte a Kotor secondo la tradizione grazie a un mercante che le acquistò a Costantinopoli. L'edificio romanico, con la sua facciata a due torri asimmetriche frutto dei rimaneggiamenti successivi ai terremoti, è il monumento religioso più importante delle Bocche e per secoli sede vescovile cattolica in un territorio a maggioranza ortodossa, testimonianza della convivenza di riti diversi lungo questa costa.

All'interno, il ciborio gotico sopra l'altare maggiore, i capitelli romanici superstiti e soprattutto il tesoro della cattedrale, con reliquiari d'argento e d'oro lavorati da orafi locali tra il XIV e il XV secolo, restituiscono la ricchezza accumulata da una città-scalo mercantile. Il terremoto del 1979 danneggiò gravemente le torri campanarie, ricostruite negli anni successivi; la salita a una di esse regala oggi una delle viste più dirette sui tetti della città vecchia e sul primo tratto delle mura.

Le mura che salgono al monte, fino alla fortezza di San Giovanni

Le fortificazioni di Kotor corrono per circa quattro chilometri e mezzo, costruite e rinforzate in fasi successive tra il IX e il XIX secolo, e sono l'unico esempio nell'Adriatico di cinta muraria che risale un pendio quasi verticale invece di limitarsi a proteggere un abitato in piano. Dalla città vecchia i camminamenti si arrampicano lungo il fianco scosceso del monte San Giovanni, passando accanto alla piccola chiesa di Nostra Signora della Salute, votiva contro un'epidemia di peste, fino a raggiungere i resti della fortezza di Sveti Ivan a oltre 260 metri di quota, dopo circa 1350 gradini irregolari scavati nella roccia.

La salita, faticosa e priva di ombra per larghi tratti, va affrontata preferibilmente nelle ore fresche del mattino, con acqua a sufficienza: il premio è una vista che si apre progressivamente sull'intero golfo, sui tetti in pietra della città vecchia e sulle montagne che lo racchiudono. Le mura sono illuminate di notte con un effetto scenografico visibile da tutta la baia, e rappresentano insieme al centro storico il cuore del riconoscimento UNESCO ottenuto nel 1979.

Perast, la città dei capitani e dei palazzi barocchi

A una decina di chilometri da Kotor, lungo la sponda del golfo, Perast è un borgo compatto che nel Settecento contava sedici palazzi nobiliari e forniva capitani di lungo corso a mezza Europa: si racconta che qui avesse sede una scuola nautica di riferimento per l'intero Adriatico orientale, frequentata anche da ufficiali russi inviati da Pietro il Grande. L'abitato, privo di automobili nel suo nucleo storico, si sviluppa su un'unica lunga fascia tra il mare e il monte, dominato dal campanile incompiuto della chiesa di San Nicola, il punto panoramico più alto sul golfo dopo le mura di Kotor.

I palazzi barocchi, alcuni ancora abitati dalle famiglie discendenti, altri trasformati in piccoli musei o strutture ricettive, raccontano una ricchezza costruita sul commercio marittimo e poi lentamente appassita con il declino della navigazione a vela. Perast è oggi il punto di partenza per raggiungere in barca le due isolette che le stanno di fronte, e merita comunque una sosta autonoma per il lungomare, i caffè affacciati sull'acqua e il silenzio che la distingue dalla più frequentata Kotor.

Le isole gemelle: San Giorgio e la Madonna dello Scarpello

Di fronte a Perast emergono due isolette che sintetizzano la doppia anima religiosa del golfo. San Giorgio (Sveti Đorđe) è naturale, coperta di cipressi, sede di un monastero benedettino e di un antico cimitero che le ha valso il soprannome di isola dei morti: non è visitabile all'interno, ma la sua sagoma scura, fotografata da ogni cartolina delle Bocche, è parte integrante del paesaggio. La Madonna dello Scarpello, Gospa od Škrpjela in lingua locale, è invece interamente artificiale: la tradizione vuole che nel 1452 alcuni marinai vi trovarono un'icona della Vergine su uno scoglio affiorante, e che da allora, per voto, generazioni di naviganti abbiano gettato pietre e persino scafi di vecchie imbarcazioni per allargare l'isolotto fino alle dimensioni attuali.

Sull'isola artificiale sorge una chiesa barocca ricostruita nel Seicento, il cui interno custodisce oltre sessanta dipinti votivi donati dai capitani in segno di gratitudine per gli scampati naufragi, oltre a un pannello ricamato in oro e argento, opera di una donna del posto che vi lavorò per un quarto di secolo aspettando il ritorno del marito marinaio. La tradizione dei ranci, la festa in cui gli abitanti di Perast tornano ogni anno a gettare pietre in mare attorno all'isolotto, mantiene viva ancora oggi questa origine leggendaria.

Dobrota, il lungo borgo dei capitani di mare

Subito a nord di Kotor, fondendosi quasi senza soluzione di continuità con la periferia cittadina, Dobrota si estende per diversi chilometri lungo la riva del golfo in una successione ininterrotta di ville, giardini e piccoli porti privati. Fu per secoli, in proporzione al numero di abitanti, uno dei centri più ricchi delle Bocche, grazie a una flotta mercantile locale che a fine Settecento contava decine di velieri impegnati nei commerci con l'Adriatico e il Mediterraneo orientale. Le facciate neoclassiche e tardo-barocche delle sue case-torre, spesso dotate di cappelle private, raccontano ancora oggi quella stagione di prosperità marinara.

A differenza della compattezza murata di Kotor, Dobrota si visita con calma, magari in bicicletta o passeggiando lungo il waterfront, tra piccoli cantieri nautici ancora attivi e stabilimenti balneari informali ricavati sugli scogli. È la base ideale per chi cerca un soggiorno più tranquillo restando comunque a pochi minuti dal centro storico.

Prčanj, quiete e chiese monumentali sull'altra sponda

Proseguendo oltre Dobrota si raggiunge Prčanj, borgo altrettanto legato alla marineria a vela e altrettanto silenzioso, dominato da una chiesa sproporzionata rispetto alle dimensioni dell'abitato: la parrocchiale dedicata alla Madonna del Rosario, con la sua imponente cupola neoclassica, fu finanziata proprio dai capitani locali arricchiti con il commercio marittimo nell'Ottocento, in una competizione di prestigio con i vicini di Dobrota che si riflette ancora nelle facciate delle case.

Da Prčanj parte anche una delle strade che risalgono verso il monte Lovćen, offrendo un punto di vista alternativo e meno battuto sul golfo, con tornanti panoramici che in poche decine di minuti guadagnano centinaia di metri di quota. È una tappa da riservare a chi ha già visto Kotor e Perast e cerca il lato più residenziale e meno turistico delle Bocche.

Le Bocche di Cattaro, un golfo che si comporta come un fiordo

Geologicamente le Bocche di Cattaro non sono un fiordo scavato dai ghiacciai, ma una ria, una valle fluviale carsica invasa dal mare dopo l'ultima glaciazione: la distinzione tecnica conta poco davanti allo spettacolo di montagne che superano i 1700 metri e scendono quasi a picco su acque profonde e strette, in un susseguirsi di quattro bacini collegati da stretti passaggi, il più suggestivo dei quali è lo stretto delle Verighe, largo poco più di trecento metri. Il risultato è un microclima particolare, più umido e meno assolato rispetto alla costa aperta, con una vegetazione che alterna macchia mediterranea, uliveti terrazzati e boschi più freschi man mano che si sale verso l'entroterra.

Alle spalle del golfo il terreno si impenna quasi subito verso il Monte Lovćen e le montagne dell'Orjen, aprendo possibilità di trekking ed escursioni che in pochi chilometri portano da livello del mare a panorami alpini, con vedute che nelle giornate terse arrivano a comprendere l'intero arco delle Bocche. Questa vicinanza tra mare e alta montagna, rara in Adriatico, è probabilmente il tratto più distintivo del paesaggio di Kotor.

Sapori delle Bocche, tra pesce, pršut e vini dell'entroterra

La cucina di Kotor riflette la doppia vocazione del territorio, marinara e montana. Sulla tavola dominano il pesce e i frutti di mare del golfo, cucinati con sobrietà mediterranea, olio d'oliva locale e poche erbe; il brodetto di pesce, le cozze allevate proprio nelle Bocche e il baccalà preparato secondo ricette tramandate dalle famiglie dei capitani sono presenze quasi obbligate nei ristoranti di Kotor e Perast. Dall'entroterra montano, in particolare dal villaggio di Njeguši sulle pendici del Lovćen, arrivano invece il pršut affumicato all'aria e il formaggio stagionato che da secoli completano i taglieri locali, spesso in abbinamento diretto con il pesce in un contrasto tipico di questa cucina di confine.

Da bere, il vino rosso Vranac, prodotto soprattutto nella zona di Crmnica più a sud, accompagna la maggior parte dei pasti; non manca la rakija, la grappa di frutta distillata in casa, offerta spesso come benvenuto prima ancora del menù. La stagione delle sagre paesane, concentrata tra fine estate e inizio autunno, è il momento migliore per assaggiare questi prodotti nel loro contesto, lontano dai menù turistici del centro storico.

Quando andare e come vivere Kotor senza la folla

L'estate porta a Kotor un afflusso molto concentrato, amplificato dall'arrivo quasi quotidiano di grandi navi da crociera che riversano nel centro storico migliaia di passeggeri nelle stesse ore della mattina: nei mesi di luglio e agosto le calle della città vecchia possono diventare congestionate a metà giornata. Maggio, giugno e settembre offrono lo stesso clima mite e il mare già balneabile con una frazione della folla, oltre a temperature più sostenibili per la salita alle mura. La primavera regala inoltre l'entroterra verde e i sentieri verso il Lovćen più praticabili.

Per aggirare i picchi giornalieri delle crociere conviene informarsi in anticipo sugli attracchi previsti e dedicare a Kotor le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio, quando la luce radente sulle mura è anche la più fotogenica. Chi soggiorna più notti può alternare la città vecchia a giornate su base a Perast o Dobrota, più tranquille, usando battelli locali o l'auto per muoversi lungo il golfo.

  • Salita alle mura fino alla fortezza di Sveti Ivan, all'alba o al tramonto
  • Cattedrale di San Trifone e il suo tesoro di oreficeria sacra
  • Giro in barca da Perast alle isole di San Giorgio e della Madonna dello Scarpello
  • Passeggiata serale nella città vecchia dopo la partenza delle navi da crociera
  • Escursione su strada panoramica verso il Monte Lovćen
  • Degustazione di pršut e formaggio di Njeguši con vino Vranac

FAQ

Come si arriva a Kotor?
L'aeroporto più vicino è quello di Tivat, a circa 7 km, con voli soprattutto stagionali; in alternativa si vola su Podgorica o su Dubrovnik in Croazia e si prosegue in auto o bus lungo la costa.
Qual è il periodo migliore per visitare Kotor?
Maggio-giugno e settembre offrono clima mite, mare balneabile e molta meno folla rispetto a luglio-agosto, quando le crociere affollano la città vecchia a metà giornata.
Cosa vedere a Kotor in un giorno?
Città vecchia murata e cattedrale di San Trifone al mattino presto, salita alle mura verso la fortezza di Sveti Ivan, e nel pomeriggio una gita in barca da Perast alle isole di fronte.
Dove si parcheggia a Kotor?
La città vecchia è pedonale: si parcheggia nei parcheggi a pagamento appena fuori le mura, lungo il lungomare o nelle strade di Dobrota, proseguendo poi a piedi.
Kotor è adatta a famiglie con bambini?
Sì per la passeggiata in città vecchia e le gite in barca; la salita alle mura è impegnativa e va valutata in base all'età e alla stagione, evitando le ore più calde.
Quanti giorni servono per visitare bene le Bocche di Cattaro?
Due o tre giorni permettono di vedere con calma Kotor, Perast, le isolette e almeno un affaccio panoramico dall'entroterra verso il Lovćen.

Getting there

By air
  • Aeroporto di Tivat (TIV), circa 7 km da Kotor
  • Aeroporto di Podgorica (TGD), circa 90 km
  • Aeroporto di Dubrovnik in Croazia (DBV), circa 65 km
By train
  • Nessuna linea ferroviaria diretta a Kotor; la stazione più vicina è a Podgorica, collegata a Bar
By car
  • Kotor è servita dalla strada costiera adriatica (magistrala) che percorre l'intero golfo delle Bocche, collegando Tivat, Perast, Risan e il confine con la Croazia a nord.
Tip
  • In alta stagione il traffico lungo la strada del golfo rallenta molto nelle ore centrali: meglio muoversi presto al mattino o dopo cena, soprattutto nei giorni con più navi da crociera in porto.

Perfect for

Storia

Quattro secoli di governo veneziano, una cattedrale del XII secolo e mura che raccontano dominazioni successive fino al Novecento.

Natura

Un golfo stretto tra montagne che sfiorano i 1700 metri, con microclimi e sentieri che portano dal mare alla quota alpina in pochi chilometri.

Mare

Isolette da raggiungere in barca, calette lungo Dobrota e Prčanj, acque calme adatte a chi cerca un bagno lontano dalle spiagge affollate.

Cammino

La salita alle mura verso la fortezza di Sveti Ivan è una delle escursioni urbane più intense d'Adriatico, con oltre 1300 gradini e vista sul golfo intero.

Gastronomia

Pesce del golfo e pršut di montagna sulla stessa tavola, con il Vranac dell'entroterra a fare da filo conduttore ai pasti.

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